Autore: Attualità IN EVIDENZA

Nefrologia: il progetto BENEFIT, la tecnologia al servizio della dialisi

Uno studio pilota per valutare l’efficacia del trattamento di dialisi. Attraverso uno strumento digitale portatile, che permette di misurare l’impedenza, la composizione corporea di un soggetto, offrendo indicazioni rilevanti su peso, massa magra e grassa, percentuale di acqua presente nel corpo, metabolismo.  È il nucleo del progetto BENEFIT, condotto nel reparto di Nefrologia dell’ospedale Perrino, in collaborazione con l’Università del Salento e la Webelettronica e finanziato dalla Regione Puglia. Questo studio ha esaminato i parametri bioimpedenziometrici sia in soggetti normali che in pazienti emodializzati e in questi ultimi, prima, dopo e durante la dialisi, al fine di accertare i risultati del trattamento, tramite l’analisi della ridistribuzione dell’acqua totale corporea nei tre compartimenti: spazio intravascolare (sangue), extracellulare (interstizio) e spazio intracellulare (citoplasma).  “Il trattamento emodialitico – spiega Luigi Vernaglione, direttore della Struttura complessa di Nefrologia – consiste, tra le altre cose, nella ultrafiltrazione dell’acqua corporea che, dal paziente, viene trasferita nel liquido effluente di dialisi. Questo per supplire alla perdita della capacità di emissione dell’acqua corporea sotto forma di urina da parte dei reni che non funzionano bene. Un trattamento dialitico efficace è quello che rimuove in maniera uniforme dai tre compartimenti circa il 5-10% dell’acqua totale corporea”.  L’analisi bioimpedenziometrica permette di stabilire, mediante algoritmi di calcolo, i quantitativi di acqua totale corporea, acqua extracellulare e acqua intravascolare di un soggetto. Attualmente non esistono dispositivi certificati portatili per l’analisi bioimpedenziometrica, utilizzabili durante la dialisi e in modalità autonoma da parte dell’utente. Vernaglione sottolinea che “per lo studio, invece, è stato impiegato il nuovo dispositivo BioImpBENEFIT, che consente di eseguire le misurazioni in sicurezza e con un livello di affidabilità paragonabile ai comuni dispositivi, i quali, tuttavia, richiedono la preparazione del paziente sul lettino e l’applicazione degli elettrodi e quindi la presenza attiva di un medico. Inoltre, la misurazione con un nuovo dispositivo può essere contestuale al trattamento dialitico: l’attesa del paziente viene ridotta notevolmente, minimizzando il disagio dopo la dialisi”. I parametri acquisiti sono stati validati con il dispositivo di controllo gold standard rappresentato da un bioimpedenziometro classico. Con questo progetto – conclude Vernaglione – “è stata ottimizzata una relazione virtuosa tra istituzioni e mondo produttivo in ambito nanotecnologico, che ha consentito di implementare nella pratica clinica quotidiana un dispositivo capace di fornire dati importanti in maniera rapida, precisa e non invasiva. Con l’obiettivo di  migliorare il trattamento dei pazienti”. 

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